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Miseria e nobiltà

Scritto da Eduardo Scarpetta alla fine dell’Ottocento, Miseria e nobiltà è la storia farsesca di un povero squattrinato. Costretto a vivere di espedienti per rimediare a fatica un tozzo di pane, Felice Sciosciammocca dà vita a una fitta tessitura di trovate dialogiche e di situazioni paradossali che rappresentano una summa dell’arte attoriale italiana, tra le migliori invenzioni drammaturgiche che il teatro (in particolare quello napoletano) abbia prodotto per tenere il pubblico inchiodato alla sedia. La storia – entrata a pieno titolo nell’immaginario collettivo italiano, grazie a scene come “Vingenz m’è padre a me”, “lettera a lu compare nepote”, fino allo sketch degli spaghetti – torna oggi a teatro con una vicenda ancora carica di ingegno e vitalità.