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Rien ne va plus

ispirato a un racconto di Alberto Di Lupo
di e con Marina Romondia
regia Nicoletta Robello Bracciforti
drammaturgia della scena Nicoletta Robello Bracciforti e Marina Romondia
disegno luci Maurizio Coroni
musiche originali Arturo Annecchino
sonorizzazioni audio Raffaele Natale
realizzazione scene Luigi Di Giorno

La storia di Martina, una ragazza come tutte le altre ma con una particolarità; Martina è una giocatrice. Il gioco, quello d’azzardo l’accompagna in tutte le tappe della sua vita. Il gioco si, lui solo la fa sentire viva, lui solo può rendere tangibile l’illimitatezza del possibile. E il possibile è lo spazio stesso della libertà e per Martina l’atto del gioco è l’affermazione suprema e derisoria della sua libertà. Ma questa libertà è assurda e vuota, un’illusione mortale.

La roulette, la regina di tutti i giochi, crea e distrugge fortune effimere suggerendo con il suo movimento circolare l’instabilità e la fragilità dell’esistenza umana. Che cos’è il gioco d’azzardo? Chi è il giocatore? Sacro o diabolico all’origine del fascino del gioco vi è certamente qualcosa che rasenta il soprannaturale…

Che cos’è il gioco, o meglio l’azzardo che del gioco è la febbre essenziale, se è vero che sembra far parte della natura umana tanto da far apocrifa comparsa anche nella storia di Cristo con le sue vesti di condannato a morte contese a dadi dalle guardie ai piedi del Golgota?

Martina sembra non aver dubbi; è il brivido. La straziante tensione verso il piacere, il momento di sospensione che precede l’appagamento del desiderio. Questo è ciò che Martina ricerca su tutto e al quale tutto è pronta a sacrificare.