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Uragano

drammaturgia Caterina Paolinelli
con Caterina Paolinelli
regia Matteo Cecchini
coproduzione Armunia

Il primo spettacolo da attrice solista. Quando il gruppo col quale lavorava l’interprete su L’Uragano di A. Ostrovskij si è sciolto, Caterina Paolinelli è rimasta sola con un debutto imminente. Presa dal non saper che cosa fare, ma dalla certezza che qualcosa avrebbe fatto di tutto quel disagio, ha deciso di mettere in scena il disagio stesso e la difficoltà di essere da sola con un testo di dodici personaggi (senza contare quelli minori) per le mani e un’eroina che rappresenta un archetipo del teatro: la donna sedotta che si uccide per amore.

Quello che è nato è un monologo di cinquanta minuti molto ironico, a tratti parossistico e dal forte contenuto personale ed emotivo. Il pubblico si affeziona subito al doppio personaggio di Caterina attrice, impacciata e vulnerabile, e Katerina personaggio e accetta di buon grado il gioco meta-teatrale che metto in atto. Si prende in giro il metodo Strasberg, si ironizza sui movimenti femministi e sulla snobberia e pedanteria di certi ambienti teatrali. Tutto questo seguendo sempre, come unico filo rosso, l’iperbole di Katerina Kabanova che compie il suo atto tragico e sacrifica la sua vita in nome del suo ideale d’amore.

L’attrice Caterina invece sopravvive e racconta la sua catarsi, in un ultimo passaggio dove ogni maschera cade e si rivela l’essere umano: la donna fragile che risplende della sua totale onestà. Le tematiche di cui si parla riportano ad esperienze che bene o male accomunano un po’ tutti come le pene d’amore, il senso di inadeguatezza, la solitudine.