produzioni in scena

Family Affair [2017]

liberamente ispirato al mito di Edipo
rielaborazione drammaturgica
Caterina Simonelli
con
Davide Arena, Alessandro Balestrieri, Silvia Bennett, Lorenzo Torracchi
coreografia
Silvia Bennett
regia
Caterina Simonelli
produzione
IF Prana
e con il contributo di
Regione Toscana 

Family Affair
è un’arbitraria rivisitazione del mito di Edipo (laddove è così faticoso stabilire un confine fra ciò che scegliamo, in un leggerissimo libero arbitrio, e ciò che coercitivamente ci troviamo a tracciare come cammino della nostra esistenza). La ricezione del mito di Edipo nella cultura occidentale è vastissima: da Sofocle a Cocteau, da Woody Allen a Pasolini, da Nietzsche a Foucault si snodano riflessioni e riscritture fra gli svariati temi esistenziali, politici, filosofici che ne compongono (e forse anche scompongono) la trama. La nostra drammaturgia, così come nei secoli si sono stratificate le interpretazioni, le riscritture e le rielaborazioni del mito, è nata per stratificazione, per associazioni, per addizioni.

Abitiamo in uno spazio, pubblico, che per semplificare, chiameremo Tebe. A Tebe dilaga la peste e prima ancora altri orrori. Gli abitanti sono infestati da un male, muoiono, sono sterili, sono incapaci di generare. Ci ricordava qualcosa… Il male dilaga da un altro spazio quello privato che per semplificare chiameremo “casa”, che per semplificare chiameremo “nucleo familiare”, che per semplificare chiameremo “io” che per semplificare… Avremmo voluto semplificare ulteriormente ma ogni volta che lo abbiamo fatto ci siamo accorti di affondare sempre più all’interno di un rabbioso punto di vista personale, particolare, individuale... e andiamo perdendo la capacità di rimanere lucidi, di vedere la realtà che ci circonda, di raccogliere quelle verità che da qualche parte dentro di noi urlano, che fuori di noi si sbracciano per mostrarsi, insomma quelle che facciamo di tutto per mettere a tacere in una “malata sordina esistenziale”. Così l’incapacità di vedere e di vedersi, di conoscersi, ri-conoscersi, diviene una cecità che proietta sull’altro tutte le aspettative, i bisogni, le mancanze e la nostra più intima natura è abnegata in favore di un corpo “vuotato al martirio” .

I personaggi sono ridotti a personcine e sono tutti interpretati da tre attori maschi, creando così un universo di partenza sterile, poi c’è un essere che, a metà fra il mondo degli esseri umani e il mondo degli dei, danza non
cammina, canta non parla.