produzioni archivio

Ella. Primo studio [2013]

drammaturgia Herbert Achternbusch
con Marco Brinzi
regia Caterina Simonelli
ufficio stampa, promozione e distribuzione
Mariacristina Bertacca
co-produzione IF Prana

Note di Caterina Simonelli

A giugno Marco mi ha proposto di lavorare su Ella, mi ha mostrato i primi cinque minuti che aveva montato, questo testo aveva innescato in lui un paesaggio espressivo totalmente diverso, lo trasformava fisicamente, lo metteva in contatto con una tenerezza “inumana”. Ho capito che c'era qualche ragione personale, un coinvolgimento fisico, un'urgenza, una necessità profonda che ci obbligava ad affrontare questa pièce. Ella parla di addii. Ella è il racconto dell'osservazione di «una vita passata così: nient'altro che botte... manco un po' d'amore». Lo sguardo che si posa su Ella è quello del figlio Josef che, deciso al suicidio, ripercorre la vita della madre affetta da “debolezza di mente”, una vita passata in mezzo alla violenza domestica, nei manicomi, nelle prigioni di una Germania appena liberata.

Quando abbiamo iniziato a studiare il testo di Achternbusch siamo partiti subito dal mettere in corpo le parole e in scena il corpo. Niente prove a tavolino. Si trattava di innescare un'eclissi fra il testo e Marco, non c'era niente da capire, dovevamo creare un universo coerente in cui la mente debole di Ella potesse trascinare chi ascolta in una sensazione di empatia; la sensazione che ciò che ci separa dalla follia è una membrana sottilissima, che la mancanza d'amore, la violenza del mondo sono la paura di tutti. Che cosa spinga Josef al suicidio non ce lo siamo mai chiesto apertamente: come si può dare una risposta diretta a un simile gesto? Per farlo, ci siamo occupati dei contorni, della situazione, della rappresentazione, della mancanza di qualcosa che fa della vita un vuoto.

Note di Marco Brinzi 

Non è facile spiegare perché un testo ti attiri... cercando di dare una risposta concreta direi che nel caso di Ella, il testo colpisce per la sua crudezza e poesia in prima lettura. Come opera teatrale la trovo unica in questo. Achternbusch dà voce a una donna (attraverso un processo di mimesi del figlio), che è sconfitta dalle violenze che la società le ha inflitto durante tutta la vita. Credo in una visione politica del teatro, che io concepisco come un fare necessario e attivo e non come un'occasione di solo intrattenimento. Un testo come questo è un'ottima denunicia per dar voce ai deboli e agli sconfitti.

Inoltre si tratta di un testo iconico, denso di immagini violente. Ella cerca di ricomporre la propria vita giustificando e cercando di capire la violenza altrui. Il mio obbiettivo è rendermi disponibile a giocare con i flashback di questa esistenza, rivelandoli con precisione al pubblico. Parto da una forte volontà di comunciare questa storia, mi pare una buona partenza... vedremo l'arrivo...

Primo studio: Pisa (PI), Teatro Rossi - 08/11/2013


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